giovedì, Febbraio 22, 2024
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Terribile naufragio di migranti nelle coste della Grecia: 78 morti accertati

Il racconto ufficiale è quello di una tragica storia che sembra ripetersi ciclicamente: un terribile naufragio di migranti si è verificato nelle coste della Grecia. Un aereo di Frontex ha individuato un’imbarcazione in difficoltà e ha prontamente informato le autorità competenti, ma la richiesta di aiuto è rimasta inascoltata.

La volontà dei naufraghi era quella di raggiungere l’Italia ad ogni costo, nonostante i pericoli che si prospettavano all’orizzonte. Nella notte, il destino ha voluto che il peschereccio si ribaltasse, privando di vita numerosi uomini, donne e bambini.

Una vicenda che getta l’ennesima ombra sulle politiche migratorie del nostro paese e che richiede un’analisi approfondita delle responsabilità di tutti gli attori coinvolti.

Un terribile naufragio: le parole del Centro Astalli

78 morti ufficiali e un numero ancora incerto di dispersi sono il risultato di questo terribile naufragio verificatosi nell’Egeo.

Un peschereccio, carico di migranti provenienti dalla Libia e diretto in Italia, si è ribaltato a 47 miglia nautiche da Pylos, nel Sud del Peloponneso. Le autorità greche hanno confermato il recupero di 78 corpi, mentre la ricerca dei dispersi sembra essere un’impresa disperata. La barca era stipata di donne e bambini, ma solo un centinaio di migranti sono stati salvati dopo il naufragio.

Il Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati, ha criticato le politiche europee, sostenendo che l’aumento delle morti alle frontiere dimostra che alcune vite sono considerate sacrificabili. Nonostante l’aereo di Frontex avesse avvistato la barca martedì, la guardia costiera greca e due mercantili di passaggio si sono limitati a tirare bottiglie d’acqua, mentre decine di chiamate disperate di aiuto sono partite dal peschereccio.

Il mare nella zona del naufragio è profondo fino a 4.000 metri, rendendo quasi impossibile il recupero dei corpi. L’identificazione delle salme tramite DNA è attualmente in corso, mentre i superstiti, tutti uomini tra i 16 e i 40 anni, sono in attesa di essere trasferiti in un centro di accoglienza nell’entroterra. In Grecia, sono stati dichiarati tre giorni di lutto nazionale per commemorare le vittime di questa tragica vicenda che, forse, resterà nei libri di storia come il più grande naufragio nella storia del Mediterraneo orientale.

La ricostruzione ufficiale

La ricostruzione ufficiale della tragedia del peschereccio Adriana è ormai nota, ma la realtà è molto diversa e più cruda di quanto si voglia far credere. Un aereo di Frontex aveva rilevato l’imbarcazione, ma nessuno ha chiesto aiuto. I migranti a bordo sapevano che incontrare le autorità greche o le guardie di frontiera significava violenza, sofferenza e respingimenti sistematici. Così, la guardia costiera ellenica ha preferito monitorare il peschereccio in attesa che raggiungesse le acque di un altro Paese europeo, anziché intervenire tempestivamente per salvare vite umane.

Le navi di passaggio hanno lanciato acqua e cibo, ma l’operazione generosa rischiava di far rovesciare il barcone, già in precarie condizioni a causa della massa umana a bordo. La situazione era già tragica, con svenimenti e il capitano fuggito via con una scialuppa. La guardia costiera ellenica si è avvicinata solo nella notte, quando il peschereccio si è ribaltato, forse per un guasto al motore o per un altro spostamento della massa umana a bordo. Ma è stato troppo tardi. Il peschereccio Adriana, senza più controllo, si è ribaltato sotto gli occhi delle motovedette, causando una strage e un’ecatombe.

Questa tragedia dimostra ancora una volta la necessità di una politica migratoria comune e umana dell’Unione Europea, che metta al centro la tutela dei diritti umani e la salvaguardia delle vite umane. Non possiamo più permetterci di assistere impotenti a queste stragi nel Mediterraneo, ma dobbiamo agire con urgenza per porre fine a questa emergenza umanitaria.

Il risultato delle politiche sulle migrazioni

Il Mediterraneo si tinge ancora una volta di sangue, mentre l’Europa continua a difendersi dalle vittime di un mondo ingiusto. Ma quando impareremo che non si possono fermare gli arrivi ostacolando le partenze e rendendo più difficoltosi i viaggi? Quando capiremo che l’unica conseguenza di queste politiche è l’aumento delle morti alle frontiere? Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, non ha dubbi: “La drammatica e cinica conclusione di questo agire è che di fatto riteniamo alcune vite sacrificabili”.

Ma la realtà è che le partenze dalla Libia e dalla Tunisia sono sostanzialmente impossibili da fermare. E l’estate alle porte vedrà migliaia e migliaia di persone che tenteranno la fortuna. Nel frattempo, il Centro Astalli esprime profondo cordoglio e dolore per le vittime che si continuano a contare in queste ore, ma non può fare a meno di sottolineare che si tratta di un’ecatombe che l’Europa avrebbe potuto e dovuto evitare.

A pochi giorni dal nuovo Patto Ue per la migrazione e l’asilo, la vacua retorica securitaria e l’ipocrita propaganda emergono davanti al terribile naufragio in cui hanno perso la vita esseri umani in cerca di salvezza. Secondo il Centro Astalli, si continua a morire alle frontiere d’Europa perché manca un’azione comune di ricerca e soccorso dei migranti, mentre si investono risorse sulla chiusura e l’esternalizzazione delle frontiere, facendo accordi con Paesi di transito illiberali e antidemocratici.

Inoltre, manca la volontà degli Stati europei di istituire vie d’accesso legali e sicure per chi cerca protezione in Europa, unico vero strumento per contrastare il traffico e la tratta di esseri umani. E non si ha il coraggio e l’intelligenza politica di varare un piano europeo per l’accoglienza e la redistribuzione di richiedenti asilo e rifugiati nei 27 Stati membri che superi il Regolamento di Dublino e che non sia gestito solo su base volontaria.

Quando l’Europa capirà che la soluzione non è la chiusura delle frontiere, ma l’accoglienza e la solidarietà? Quando smetteremo di considerare alcune vite sacrificabili? L’Europa ha il dovere di agire con urgenza per porre fine a questa emergenza umanitaria e salvare vite umane. Non possiamo permetterci di assistere impotenti a queste stragi nel Mediterraneo.

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