Tentate estorsioni a concessionaria, lido e SNIM: il boss Cannalire impartiva ordini anche dal carcere

di Tommaso Lamarina

BRINDISI – Nella prima mattina di oggi (21 giugno), a Brindisi, Erchie e presso la casa circondariale di Livorno, i Carabinieri della locale Compagnia, con il supporto di altri Reparti territoriali, dello Squadrone Carabinieri Eliportato Cacciatori “Puglia” e del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica – D.D.A. – di Lecce, nei confronti di dieci indagati (sei raggiunti da custodia cautelare in carcere e quattro da sottoporre agli arresti domiciliari), ritenuti responsabili di aver fatto parte di una organizzazione criminale di tipo mafioso, dedita alla consumazione di reati contro il patrimonio. Di questi, otto residenti a Brindisi, uno ad Erchie ed il boss Ivano Cannalire già in carcere a Livorno. Cinque sono stati tradotti presso le carceri di Taranto e Lecce. L’intera attività d’indagine è stata coordinata dai Pubblici Ministeri d.ssa Giovanna Cannarile della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dott. Giovanni Marino della Procura della Repubblica di Brindisi.

Gli indagati sono ritenuti responsabili di aver fatto parte della medesima organizzazione criminale di tipo mafioso (416/bis), capeggiata da Ivano Cannalire, riconducibile alla frangia della “Sacra Corona Unita” del mesagnese Campana Francesco, dedita alla consumazione di reati contro il patrimonio (in particolare rapine, estorsioni, furti e ricettazione), commessi in concorso negli anni 2014, 2015 e 2018. Tra gli arrestati, oltre a Cannalire ed alla compagna Simona Sciarra, ci sono i parenti Tiziano Cannalire, Maurizio Cannalire, Dino Cannalire, Alessandro Gasbarro (ai domiciliari, difeso dall’avvocato Giacomo Cervellera del Foro di Brindisi), Antonio Camon (in carcere, difeso dall’avvocato Luigi De Franco del Foro di Brindisi), Daniele Palma, Fabio Sciarra ed Angelo De Fazio.

I dettagli sono stati resi noti nella conferenza stampa presso il Comando Provinciale dei Carabinieri, alla presenza del Comandante Vittorio Carra, del Colonnello Raffaele Federico, del Maggiore Stefano Giovino e del Tenente del NORM Emanuele Pepe.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Nexus”, iniziata nel febbraio 2018 e terminata nel settembre 2020, ed inizialmente diretta dalla Procura della Repubblica di Brindisi, è stata condotta dalla Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Brindisi e trae origine da una rapina a mano armata perpetrata la sera del 22 febbraio 2018 ai danni di una tabaccheria di Brindisi (in via Bazzeca, nel rione Santa Chiara), a seguito della quale, dopo un inseguimento, vennero tratti in arresto in flagranza di reato tre soggetti del luogo. Nel prosieguo delle ricerche dell’arma utilizzata nella rapina e del denaro provento del reato, i militari dell’Arma hanno constatato, lungo una strada interpoderale percorsa dai rapinatori in fuga, la presenza di due soggetti, anch’essi tra gli odierni indagati, noti per i loro collegamenti con personaggi di spicco della locale criminalità organizzata. Il fatto, valutato nei termini di un’anomala coincidenza, ha aperto il campo all’ipotesi investigativa circa il coinvolgimento, in ordine all’evento delittuoso, di altri soggetti ed ha fornito al contempo spunto per l’inizio di un’attività tecnica d’intercettazione. In particolare, le conversazioni successivamente captate hanno consentito subito di rilevare elementi di utili all’attività investigativa, in ordine all’esistenza di un’associazione a delinquere di tipo mafioso, dedita alla consumazione di reati contro il patrimonio, specialmente estorsioni, promossa e diretta dal carcere da uno degli indagati.

Lo sviluppo successivo delle attività tecniche e l’esito di numerosi servizi di osservazione e pedinamento svolti sul terreno dai Carabinieri di Brindisi, oltre a delineare i ruoli dei partecipi e, in particolare, quello del capo e promotore dell’associazione il quale veicolava gli ordini nel corso dei colloqui settimanali con la compagna (ai domiciliari perchè incinta), avvalendosi anche dei “pizzini”, ha permesso anche di acquisire una solida piattaforma probatoria in ordine alla consumazione di una serie di reati contro il patrimonio (quali rapine, furti, ricettazioni ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso), avvenuti ai danni di commercianti della zona.

In particolare, tra gli episodi più significativi, è stato riscontrato un episodio, nel maggio 2018, di esplosione di colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio nei confronti della concessionaria Opel di Brindisi ed il successivo danneggiamento a mezzo di incendio di alcune vetture parcheggiate all’interno dell’autosalone, con la conseguente richiesta estorsiva (di 200mila euro) ai danni del proprietario. Richiesta che il proprietario non ha mia accettato. Nel luglio 2015, invece, un’altra richiesta estorsiva ai danni del Lido del Sole di Brindisi. Anche in questo caso la proprietaria non si è piegata alla volontà criminale. I malviventi hanno, così, dato fuoco all’area per la ristorazione dello stabilimento balneare. Ancora nel maggio 2018, preso di mira anche il Salone Nautico (SNIM). Il sodalizio voleva controllare l’attività di guardiania dell’evento. Estorsione andata a buon fine, invece, ai danni di un imprenditore di una ditta leccese che gestisce slot machine. “Visite” anche agli organizzatori del Wine Festival e della festa patronale di San Teodoro, per ottenere la gestione dei parcheggi e/o il servizio di guardiania e/o la gestione degli apparecchi da gioco (da queste ultime, circa 10mila euro di incasso). In queste ed in molte altre circostanze (alcune delle quali sono riusciti ad ottenere denaro), gli indagati hanno speso il nome di Ivano Cannalire per incutere timore agli imprenditori, convincendoli a pagare. I soldi richiesti servivano a finanziare il sodalizio criminale, le varie attività illecite ad esso connesse ed il mantenimento in carcere di Cannalire.

I riscontri effettuati nel corso delle indagini hanno anche consentito di rinvenire e sequestrare diversi autoveicoli, oggetto di furto in provincia di Brindisi e poi restituiti agli aventi diritto, asportati col fine di attuare le azioni delittuose dell’organizzazione criminale o finanziarne le attività illecite.