sabato, Dicembre 2, 2023
HomeAttualitàPatto dell’Onu contro i cyber criminali: la privacy è a rischio?

Patto dell’Onu contro i cyber criminali: la privacy è a rischio?

Patto dell’Onu contro i cyber criminali: i negoziati per proteggere i diritti digitali dalle invasive pratiche di sorveglianza proposte da numerosi Stati sono attualmente in una situazione di stallo. Questi Stati stanno sfruttando la nuova convenzione contro il crimine informatico come un’opportunità per ottenere un controllo più stretto sulla rete, agendo come un insidioso cavallo di Troia.

Patto dell’Onu contro i cyber criminali: quando contrastare la privacy per risolvere i reati informatici

Hai mai pensato a quanto la tua privacy online sia importante? E quanto dipende dalle scelte che vengono fatte per contrastare i reati informatici? Queste sono le domande che stanno attualmente dividendo i delegati delle Nazioni Unite incaricati di scrivere la nuova Convenzione sul crimine informatico. Ma non si tratta solo di definire cosa sia un cybercrime: ogni parametro scelto potrebbe aprire le porte a un’intrusione indiscriminata nelle nostre informazioni personali, a discapito della nostra sicurezza e della nostra libertà di espressione online.

Il rischio è alto: la convenzione potrebbe diventare il cavallo di Troia per un attacco ai nostri diritti digitali e alla riservatezza delle nostre comunicazioni. Ecco perché le lunghe trattative sono incagliate su questo aspetto da mesi, con l’Unione Europea che difende strenuamente la nostra privacy mentre altri paesi sono più disposti a sacrificarla. Ma le distanze si stanno riducendo e il prossimo round di discussioni a New York potrebbe portare a una prima bozza dell’accordo.

Non possiamo sottovalutare l’importanza di questo trattato: se approvato, andrà a sostituire la Convenzione di Budapest e regolerà la risposta al cybercrime a livello internazionale. Ma dobbiamo fare in modo che la nostra privacy e i nostri diritti digitali non siano messi in secondo piano. Sta a noi fare sentire la nostra voce e far sì che la nuova Convenzione protegga la nostra sicurezza e la nostra libertà online.

Cos’è un crimine informatico?

Immagina di essere al centro di una trattativa internazionale sulla sicurezza online. Il tema principale? La cooperazione internazionale per contrastare i reati informatici. Ma il nodo del contendere è il capitolo IV del futuro trattato, che regola lo scambio di prove e indizi tra i firmatari. E qui si gioca una partita molto importante per la protezione dei nostri diritti fondamentali, in particolare della nostra privacy e dei nostri dati personali.

Gli Stati sono affamati di dati e spesso usano la sicurezza come pretesto per ottenere informazioni private. Non solo Russia, Cina, paesi arabi, africani e gruppo di Caraibi, ma anche gli Stati Uniti e l’Unione Europea stessa, con alcuni membri che spingono per misure intrusive al loro interno. Ecco perché i negoziati sulla cooperazione internazionale sono così importanti: se non ci saranno paletti allo scambio di informazioni, rischiamo di essere sommersi da un numero potenzialmente infinito di richieste.

Al momento, ci sono tre opzioni sul tavolo. La prima prevede lo scambio di informazioni in ogni caso di reato, senza alcun paletto. Ma questa previsione ha fatto impallidire i delegati italiani, poiché potrebbe obbligare i governi a rispondere a un numero di richieste troppo elevato. La seconda opzione limita la cooperazione ai crimini previsti dalla convenzione, ma alcuni Stati sottolineano che l’obiettivo non è di contrastare tutti i reati, ma solo il crimine informatico. Infine, c’è una terza via: collaborare solo in caso di “crimini gravi” e con una serie di condizioni per rifiutarsi di collaborare.

La scelta finale avrà un impatto enorme sulla nostra sicurezza online e sulla protezione dei nostri diritti digitali. Sta a noi fare sentire la nostra voce e far sì che la cooperazione internazionale sia equilibrata e rispettosa della nostra privacy e dei nostri dati personali.

Patto dell’Onu contro i cyber criminali: quali sono i crimini imputabili?

Il mondo digitale è in fermento: si sta discutendo di un trattato internazionale sulla sicurezza online, ma i negoziati sono bloccati su un punto cruciale. Quali reati includere nella convenzione? La questione è spinosa, e le posizioni degli Stati sono molto distanti tra loro.

C’è chi vorrebbe includere tutti i crimini che possono essere commessi attraverso le infrastrutture cibernetiche, comprese le truffe e la pedopornografia, reati terribili resi ancora più dannosi dal potere di internet. Ma altri paesi, come la Cina e la Russia, spingono per includere nella lista anche reati che possono essere commessi anche in forma analogica, come la diffusione di false informazioni e l’incitamento all’estremismo. E qui la situazione si fa complicata: queste proposte potrebbero avere un impatto negativo sui nostri diritti umani e sulla libertà di espressione.

Ma c’è di più: alcuni Stati stanno cercando di aggirare le regole sulla privacy per combattere i crimini online. Ad esempio, l’Unione Europea sta discutendo un regolamento, chiamato Chatcontrol, che permetterebbe alle piattaforme di comunicazione digitale di accedere alle nostre chat private per tre anni alla ricerca di abusi sessuali su minori. E la Spagna, per esempio, sta spingendo per un blocco alla crittografia end-to-end, un sistema di comunicazione cifrata che garantisce la privacy dei nostri messaggi.

Insomma, la situazione è complessa e le posizioni degli Stati sono molto lontane tra loro. Ma noi non possiamo restare in silenzio: dobbiamo far sentire la nostra voce e chiedere che la sicurezza online non diventi un pretesto per violare i nostri diritti fondamentali. La strada è ancora lunga, ma insieme possiamo fare la differenza.

Le battaglie sulla privacy

Il mondo digitale è in fermento per la discussione di un trattato internazionale sulla sicurezza online, ma purtroppo le divergenze tra gli Stati stanno rallentando i negoziati. Ad allontanare l’accordo è anche la frattura tra Stati Uniti e Unione Europea sulla privacy. I 27 componenti dell’UE hanno sostenuto l’inserimento di un articolo dedicato alla protezione dei dati, ma l’inedita intesa tra Cina, Russia e Stati Uniti ha silurato la proposta. Washington ha rigettato la proposta perché non ha il mandato di negoziare una intera convenzione sulla protezione dei dati.

Il mondo dell’attivismo digitale è preoccupato dalla china deviante su cui la convenzione può scivolare, “arrivando a legittimare un potere di sorveglianza intrusiva che invade le vite private delle persone e viola i loro diritti”. L’Electronic Frontier Foundation (EFF) e Access Now, due organizzazioni che tutelano i diritti digitali, hanno espresso preoccupazione per il testo attuale del trattato, che potrebbe di fatto renderci meno sicuri. Non fornire protezione legale ai ricercatori è un errore che la comunità globale di cybersecurity non può permettersi.

Ci sono ancora troppe incertezze e divergenze per stabilire se le discussioni stanno andando nella direzione giusta o in quella sbagliata. Tuttavia, è chiaro che gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno cercando di raggiungere un accordo su questo aspetto fondamentale, avendo bisogno del reciproco sostegno per controbilanciare gli assalti dell’asse russo-cinese. Vedremo se le formule proposte dal Regno Unito basteranno ad appianare le divergenze tra Washington e Bruxelles.

RELATED ARTICLES

Most Popular

Recent Comments