Domani il funerale di Saidou. I familiari: “Morto senza ricevere aiuto”

di Redazione

BRINDISI – I funerali di Toure Saidou si svolgeranno domani, 13 Gennaio 2022, alle ore 14:00, presso il cimitero di Brindisi.

I familiari di Toure Saidou ,il ragazzo della Guinea di 27 anni trovato morto in un casolare al rione La Rosa , denunciano che è morto al lavoro senza ricevere nessun aiuto.

L’associazione mailing Cost Africa è affianco a loro alla ricerca della verità.

“Chiediamo – scrivono – che la Magistratura compia il suo percorso alla ricerca della verità , perché non riusciamo a spiegarci come sia potuto succedere una cosa del genere. L’aspetto peggiore di questo tragico avvenimento è stata la mancanza totale di aiuto che avrebbe , secondo i familiari e l’associazione, evitato certamente la morte. Non possono esserci vittime sul lavoro di seria A o serie B. Questa morte è il frutto di una drammatica situazione in cui vivono ormai milioni di lavoratori , italiani ed immigrati. I familiari e l’Associazione Mailing Cost Africa chiedono la verità sulla morte di un giovane di 27 anni”.

Dall’8 gennaio scorso non si trovava più Toure Saidou, cittadino della Guinea. È stato trovato morto in un casolare. Lascia moglie e figli.

L’allarme della scomparsa viene lanciato dal dormitorio di via Provinciale per San Vito e dall’associazione Smiling Coast of Africa, che comprende persone provenienti dal Senegal, dal Gambia, dalla Guinea, proprio come Saidou. Purtroppo, l’uomo è stato trovato morto dopo qualche giorno.

Secondo quanto denunciato dall’associazione tramite social, “sabato è andato in campagna, a lavorare, pioveva tanto e non è mai tornato. Ha preso in prestito la bici ed è arrivato quasi a Tuturano, non si sentiva tanto bene, lo ha detto, si è seduto ma poi ha finito il turno e non è più tornato. Lunedì mattina chi gli ha prestato la bici l’ha trovato in un casolare in campagna, quartiere La Rosa, solo e senza vita ma accanto ad un focolare ancora caldo. Dai racconti dei compagni di lavoro è certo che al lavoro è stato male, ma allora perché non l’hanno aiutato? Perché nessuno ha fatto l’unica cosa necessaria e forse sufficiente a salvargli la vita: CHIAMARE IL 118? Perché a nessuno importa sapere come è morto Saidou e Camara Fantamadi e troppe altre persone prima di loro? Perché non si fa un’autospia a questi corpi che muoiono nelle campagne? A noi interessa e insieme ai fratelli e alle sorelle africani/e e italiani/e costituiremo un’anagrafe di queste morti silenziose. Con loro muore la speranza di un futuro migliore per loro, per le loro famiglie (Saidou lascia una moglie, una madre e 4 figli/e) e per tutti noi, che crediamo in una convivenza civile e nella dignità del lavoro. Vigiliamo tutti uniti e con un’attenzione sempre maggiore sulle nostre campagne e nei nostri cantieri, perché questi crimini non accadano più e il valore delle vita sia uguale per tutti”